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Si è inaugurata a Erice la mostra diffusa “Il Vittoriale”, dove saranno esposte ben 11 tele del pittore russo di origine armena Gregorio Sciltian.
La mostra nasce dall’idea del famoso scrittore Giordano Bruno Guerri, noto studioso del XX secolo, in particolare del ventennio fascista e dei rapporti fra Italiani e Chiesa Cattolica, ma anche da qualche anno sovrintendente della fondazione Erice Arte.
In quest’ultima veste ha avuto l’idea anche di altre iniziative culturali, ma a questa mostra Guerri tiene in modo particolare, perché il titolo richiama il celebre Vittoriale degli Italiani, un complesso residenziale con vie, piazze, un teatro all’aria aperta, giardini e corso d’acqua eretto tra il 1921 e il 1938 a Gardone Riviera sul Lago di Garda dietro commissione del celebre letterato Gabriele D’Annunzio, molto amato dal Guerri.
E proprio su Gabriele D’Annunzio oltre alle tele del pittore russo, ci saranno in mostra i bozzetti originali di scena realizzati da Giorgio De Chirico per la dannunziana “La figlia di Iorio”, opera teatrale di D’Annunzio.
Per chi non la conoscesse, l’opera racconta la storia di un certo Aligi, figlio di un pastore, che sta per sposarsi, ma, anche se l’atmosfera è gioiosa nella famiglia di Aligi, lui non è contento, anzi è molto turbato, ha continue visioni, che non portano nulla di buono.
Nonostante questo travaglio interiore i preparativi per il matrimonio vanno avanti, finché non irrompe sulla scena una prostituta dal nome Mila, la figlia di un mago chiamato Iorio, che stava fuggendo perché inseguita da alcuni uomini ubriachi.
Vedendo questa irrompere nel suo matrimonio, Aligi ne rimase così turbato che cercò di colpirla violentemente, ma il suo gesto folle fu prontamente bloccato dalla visione dell’Angelo Custode.
Addirittura questo fatto fece desistere anche gli uomini ubriachi dalla molestia nei confronti della donna. Alla fine Mila e Aligi s’innamorarono e convissero in una caverna di montagna in attesa di sposarsi e di vivere felici e contenti.
Purtroppo l’opera non è a lieto fine, anzi è una tragedia, perché Mila accusata di stregoneria, viene condotta al rogo e muore lasciando nella disperazione il povero Aligi.
Tornando alla mostra ericina, essa si trova dislocata in diversi spazi espositivi che sono il Museo Cordici e l’istituto Wigner-S. Francesco ed è visitabile tutti i giorni fino al 4 novembre.