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Aref Alghamdi è un pittore arabo saudita, membro della fondazione artistica di Jedda e fondatore del movimento artistico Impronte Arabe dell´arte, del Cairo in Egitto. È docente di arte, all´Università di arte e cultura in Arabia Saudita, e vanta esposizioni in Arabia Saudita, Libano, Marocco, Egitto, Kazakistan, Algeria e Francia.
Aref Alghamdi è un buon osservatore. Per questa mostra intitolata “la caduta delle città” presenta delle opere che richiamano il continuo fluire degli elementi della vita cittadina. Miriadi di punti che si muovono lungo traiettorie intrecciate che attraversano gli assi portanti delle città.
In ogni città, gli abitanti si spostano da una parte all’altra dei suoi estremi: si muovono tenendosi insieme in un enorme abbraccio, a volte cercato, spesso non voluto.
Le città tengono unite, loro malgrado, storie differenti e contrastanti che stanno insieme come accade nelle tele di Aref Alghamdi dove superfici grigie, lisce e monocolore lasciano spazio alle macchie rosse, nere o azzurre che, ancora oggi con la tela bel asciutta, sembra stiano continuando ad espandersi. Nelle città di Aref Alghamdi si mescolano gli accenti di Pollock, Dalì, e Van Gogh, in un esplodere di colori che sono vita, gioia e allegria: “colors for me is life” dice il nostro pittore.
I colori con le loro tinte e la plasticità della materia sintetizzano l’idea di Aref Alghamdi di come “art […] is the language of all people”, un linguaggio universale che porta con sé il messaggio e il compito di riconciliare gli esseri umani con sé stessi e con il resto delle creature. Un linguaggio espansivo e caloroso che cerca e si lancia nel dialogo con il prossimo.
Lo sguardo sulle città è attento ai particolari, ai segreti e all’intimità dei momenti vissuti. Le gradazioni di colori, il loro cambio improvviso, il loro accostamento forzato raccontano emozioni e istanti in cui la vita fluisce e muta. La folla e la confusione delle strade e degli uffici lasciano lo spazio a episodi singoli che assorbono e occupano tutti gli spazi. Forse eventi minimi, insignificanti, ma rilevanti per alcuni cittadini, proprio perché personali.
Le città di oggi, in piena crisi di identità, con i loro tessuti urbani in pieno rivolgimento vengono travolte dalla crisi economica e politica, dalla chiusura e dall’abbandono degli spazi sociali in cui ci si riuniva, in cui si cresceva come singoli e come comunità. Quegli spazi esplodono sotto gli occhi dell’osservatore, che vede saltare giù dalla tela il rosso, il giallo, il verde, il nero, il bianco o il celeste come saltano gli affari, i tavoli delle trattative o le politiche sociali. La poesia, la politica e la storia precedono le pennellate di Aref Alghamdi, che tenta di ricucire le relazioni personali usando le connessioni del linguaggio del cuore. I movimenti della mano sono sorretti dalla musica classica romantica “without restrictions or limits”, seguendo un andamento spontaneo, e non progettato, che si caratterizza per le forme libere: libere come il sorriso di un bambino.
In queste città non viene dimenticato nessuno, nessuno di quelli con cui si è scambiata una parola o incrociato lo sguardo. Aref Alghamdi trova lo spazio per i bambini colpiti dal cancro, che abbattono gli ostacoli con la creatività, i pennarelli e le matite. Le città hanno il loro fondamento nei valori e principi dei suoi abitanti, se cadono le città cade il mondo. Ma in queste acque agitate “there is a chance”, dice Aref Alghamdi, la possibilità di ricostruire il rispetto verso gli uomini, gli animali e le piante, poggiando solide radici sui valori dell’amore e della pace, con l’ausilio della scienza e della cultura, perché “we are in one planet and in one vessel”, poiché nessuno si può salvare da solo.