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E’ stata inaugurata il 12 febbraio al Museo Pepoli di Trapani un’interessantissima mostra su una delle figure più eminenti, ma anche più controverse della storia politica, culturale e sociale della nostra città ovvero di Nunzio Nasi, deputato e più volte ministro del Regno d’Italia.
Nunzio Nasi ricoprì anche numerosi incarichi a livello cittadino, distinguendosi come un uomo eclettico dalla travagliata storia politica in quanto esponente del partito democratico sociale italiano al tempo delle prime lotte contadine nella Sicilia dei primi del Novecento.
Fu più volte ministro e come dicevamo all’inizio fu un personaggio molto controverso perché aderì alla massoneria nel 1892, diventandone nel 1900 Maestro venerabile nella loggia massonica di Roma.
La sua ascesa ai vertici della massoneria fu così repentina che dal 1900 al 1902 fu presidente della Gran Loggia del Rito simbolico italiano.
Fu un uomo perseguitato non solo dalla politica, ma anche dalla giustizia, perché nel 1904 fu accusato di peculato nell’ambito delle sue molteplici funzioni ministeriali e anche di malversazione ai danni dello Stato; praticamente avrebbe sottratto dai suoi uffici materiale di cancelleria e simili: oggi sembrerebbero sciocchezze di fronte alla grande corruzionedei politici odierni, ma quei tempi certi comportamenti erano puniti severamente; infatti, ne fu chiesto l’arresto, ma Lui per sfuggire al mandato di cattura emesso dalla magistratura, preferì scappare in Francia e poi a Londra. Fu anche espulso dalle logge massoniche a cui apparteneva.
Nasi rimase latitante fino al 1907, quando rientrò in Italia per sottoposi al giudizio dell’Alta Corte del Senato del Regno, che lo condannò a 11 mesi di reclusione, più alla pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici.
Nonostante i numerosi problemi con la giustizia, la sua figura di politico e di statista non rimase scalfita agli occhi dei suoi elettori trapanesi, che anzi lo consideravano un vero e proprio leader carismatico ingiustamente perseguitato, motivo per cui i Trapanesi continuarono ad eleggerlo al Parlamento, elezioni più volte annullate dalla giunta della Camera perché ritenuto indegno.
Nasi ritornò ad esercitare la professione di avvocato e di docente universitario, ma le sirene della politica continuarono a richiamarlo ed è così che fu nuovamente rieletto alla Camera, dove il 16 novembre 1922 tenne un appassionato discorso contro il regime fascista, cosa che gli costò molto cara, venne dichiarato decaduto nel 1926 da Mussolini, insieme ad altri deputati antifascisti.
Ebbene la mostra al museo Pepoli ricostruisce fino al 15 maggio attraverso una ricca testimonianza documentale la sua travaglia vicenda politica e umana.