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TRAPANI,
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Partirà il prossimo 27 luglio l’ottava edizione di “Stragusto”, che non è una semplice sagra, ma un festival dedicato al cibo di strada, un concentrato di antichi sapori e odori, che coinvolge tutto il centro storico di Trapani.
L’evento, organizzato dall’associazione Trapani Welcome in collaborazione con la PS Advert e con il patrocinio del comune di Trapani, anche per l’edizione 2016 si svolge nella Piazza Mercato del Pesce, dove ci saranno tanti stand espositivi, nei quali tanti operatori della gastronomia siciliana e non solo prepareranno le tante specialità dello street food, comunemente detto “cibo di strada”, che nasce come cibo povero, dal bassissimo costo, cucinato e mangiato per strada.
La rassegna gastronomica secondo una formula oramai collaudata da tempo proporrà tutte le sere dalle 18,30 alle 24,00 specialità in degustazione non solo del nostro territorio, come i cabbuci, gli arancini, panelle, focacce, rascadura, frutti di mare e cuscus alla trapanese, ma anche pietanze provenienti da ogni paese d’Italia come il Lampredotto di Firenze, il Trapizzino di Roma per arrivare al classico pane ca meusa di Palermo (il panino con la milza di vitello insaporita da limone o caciocavallo), gli sfincioni (pan di pizza farcito) e crocché. Inoltre ci saranno i pasticciotti e ravioli panteschi. Ma non mancano neppure “u purpu” (il polpo) e i dolci dell’isola. Infine ci saranno i torroni tradizionali delle Madonie.
Oltre a questi prodotti in degustazione preparati dal vivo, anche il programma di quest’anno prevede diversi momenti d’intrattenimento e didattici come i cooking show serali gratuiti e degustazioni a pagamento, perché il classico cibo da strada è un’eredità culturale, che bisogna preservare da tutte quelle contaminazioni anche globali, che investono anche il settore enogastronomico.
L’obiettivo di Stragusto da oltre 7 anni è quello di sensibilizzare i più giovani siciliani e ai turisti in visita che questi cibi sono un patrimonio da valorizzare, perché i produttori dello “street food sono dei veri e propri artigiani, che tramandano da padre in figlio questa eredità culturale.
Se è vero che un popolo è ciò che mangia, allora la Sicilia è una terra, che da secoli accoglie e preserva le sue tradizioni.